Ciao a tutti! Come nel mio precedente blog, voglio dedicarmi allo studio del "piccolo popolo", ossia la magia e gli esseri elementari che tutelano la natura, come gnomi, elfi, fate, troll, folletti, uomini selvatici e giganti. Non è un argomento semplice, richiede un approccio serio, con ricerche su libri, luoghi e storia. Il mio obiettivo è portare in Italia questa disciplina interessante e scientifica, diffondendo tali studi. L'Italia, come molte altre parti d'Europa, è ricca di leggende e tradizioni sugli spiriti della natura, ma c'è poco interesse e spesso scarsa credenza nella loro esistenza. Personalmente credo che questi esseri esistano, ma in altre dimensioni, visibili solo quando lo desiderano. Esistono numerosi racconti di avvistamenti soprannaturali, ma molte persone preferiscono tacere per paura di essere derise, visto che parlare di gnomi e creature simili suscita ilarità. Credo fermamente che non siamo soli nell'universo, né l'unica specie di esseri simili agli esseri umani sulla Terra. Anche se alcuni potrebbero pensare il contrario, siamo solo una parte di un quadro più grande.

mercoledì 27 maggio 2026

Avvenimento

 Ieri notte, poco dopo le 2, in una palazzina qualunque di Roma, un ascensore ha iniziato a fermarsi da solo al quinto piano.

Non sarebbe strano, se non fosse che al quinto piano non vive più nessuno da mesi: l’intero piano è vuoto per lavori.

Il portiere pensava fosse un guasto. Ha riavviato il sistema due volte. Ogni volta l’ascensore tornava lì, apriva le porte, restava fermo qualche secondo… e richiudeva.

Alle 2:43 una ragazza che tornava a casa dal turno in ospedale ha preso l’ascensore dal piano terra. Dentro c’era odore di fumo, ma non si vedeva niente.

Quando l’ascensore si è fermato al quinto piano, le porte si sono aperte su un corridoio completamente buio.

Poi si è sentito un allarme antincendio.

Non nel palazzo.
Nel palazzo accanto.

La ragazza ha chiamato subito i vigili del fuoco. Due appartamenti stavano iniziando a incendiarsi per un corto circuito. Gli anziani dentro dormivano ancora.

Li hanno tirati fuori in tempo.

Stamattina il tecnico ha controllato il sistema dell’ascensore. Nel registro elettronico risultano quattro chiamate dal quinto piano tra le 2:11 e le 2:42.

Ma il pannello dei pulsanti di quel piano era stato scollegato settimane fa.

Quando i vigili del fuoco finirono l’intervento, uno di loro tornò nel palazzo della ragazza per controllare se il fumo avesse invaso anche lì.

L’ascensore era fermo al piano terra, immobile.

Il tecnico aprì il pannello di controllo convinto di trovare un corto nei circuiti. Invece trovò una cosa assurda: qualcuno aveva inserito manualmente un vecchio relè meccanico, un pezzo fuori produzione dagli anni ’80. Nessuno capiva perché fosse lì.

Il portiere giurò di non averlo mai visto.

La cosa più strana arrivò poco dopo.

Una delle anziane salvate dall’incendio, ancora sotto shock, guardò il numero dell’appartamento della ragazza e disse:
“Al quinto piano abitava Marcello, vero?”

Il portiere annuì lentamente.

Marcello era stato l’elettricista del condominio per quasi trent’anni. Era morto l’inverno precedente. Viveva proprio al quinto piano, quello ora vuoto.

L’anziana tremava mentre parlava:
“Quando saltava la corrente… arrivava sempre prima che ce ne accorgessimo.”

Per qualche secondo nessuno disse nulla.

Il tecnico allora controllò meglio il vecchio relè trovato nell’ascensore. Sopra, quasi cancellate dalla ruggine, c’erano due iniziali incise a mano:

“M. R.”

Marcello Rinaldi.

La notizia non uscì mai sui giornali. Nel verbale ufficiale scrissero “anomalia elettrica non determinabile”.

Ma stanotte, secondo il portiere, l’ascensore è salito ancora una volta al quinto piano.

Solo una volta.

Ha aperto le porte nel buio.

E poi il pulsante d’emergenza, da solo, ha smesso di lampeggiare.

 Vorrei raccontarti una storia che non troverai nei libri o nei giornali, ma non posso garantirti che sia “mai sentita da nessuno”: una storia totalmente verificabile e completamente sconosciuta al mondo sarebbe impossibile da confermare.

Però posso fare una cosa diversa: raccontarti una storia plausibile, intima, come se fosse emersa da un vecchio quaderno dimenticato.


Nell’inverno del 1983, in un paesino dell’Appennino abruzzese, viveva un uomo chiamato Elia. Faceva il guardiano notturno di una diga ormai quasi inutilizzata. Non aveva moglie, non aveva figli, e parlava pochissimo. Gli abitanti dicevano che avesse scelto quel lavoro perché “l’acqua non fa domande”.

Ogni notte saliva nella piccola cabina di cemento sopra il lago artificiale con una radio gracchiante, una stufa a legna e un taccuino nero.

Una sera di gennaio, durante una tormenta, la radio captò una voce stranissima. Non era una stazione normale: sembrava una donna che leggeva nomi e numeri lentamente.

“Giovanni… 14… Teresa… 2… Luigi… 9…”

Elia pensò fosse un’interferenza militare. Ma il giorno dopo, al bar del paese, scoprì che durante la notte era morto un uomo chiamato Giovanni, abitante al numero 14 della via principale.

La cosa lo colpì, ma cercò di ignorarla.

La notte successiva la voce tornò.

“Anna… 7…”

La mattina dopo, Anna Ferri del civico 7 fu portata in ospedale per un infarto.

Per settimane continuò così.

Mai una spiegazione.
Mai un errore.

Elia iniziò a scrivere tutto sul taccuino nero: nomi, numeri, orari. Non raccontò niente a nessuno perché temeva di sembrare pazzo. Però iniziò a fare qualcosa di strano: quando riconosceva un nome, cercava quella persona il giorno dopo e inventava scuse per parlarle.

A uno disse:
“Controlla i freni della macchina.”

A un altro:
“Stanotte non prendere la strada del ponte.”

Qualcuno rideva. Qualcuno lo ascoltava.

Una sera la radio pronunciò:
“Elia… 1.”

Lui rimase immobile.

La diga aveva un solo ponte d’accesso: il ponte numero 1.

Per la prima volta non aspettò il mattino. Prese la torcia e uscì nella bufera. Trovò il vecchio ponte crepato dal ghiaccio. Uno dei tiranti stava cedendo. Se fosse passato il pullman degli operai all’alba, sarebbe precipitato nel lago.

Elia riuscì a bloccare la strada con il suo camioncino pochi minuti prima del crollo.

Salvò ventidue persone.

Dopo quell’episodio la radio tacque per sempre.

Quando Elia morì, anni dopo, nella cabina trovarono il taccuino nero pieno di nomi, date e annotazioni. Nessuno seppe spiegare come facesse a conoscere certi eventi in anticipo.

Il quaderno sparì pochi giorni dopo il funerale.

E ancora oggi, dicono che nelle notti di neve, sulla frequenza AM della vecchia diga, si senta una voce lontana che legge nomi sottovoce.



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