Ieri notte, poco dopo le 2, in una palazzina qualunque di Roma, un ascensore ha iniziato a fermarsi da solo al quinto piano.
Non sarebbe strano, se non fosse che al quinto piano non vive più nessuno da mesi: l’intero piano è vuoto per lavori.
Il portiere pensava fosse un guasto. Ha riavviato il sistema due volte. Ogni volta l’ascensore tornava lì, apriva le porte, restava fermo qualche secondo… e richiudeva.
Alle 2:43 una ragazza che tornava a casa dal turno in ospedale ha preso l’ascensore dal piano terra. Dentro c’era odore di fumo, ma non si vedeva niente.
Quando l’ascensore si è fermato al quinto piano, le porte si sono aperte su un corridoio completamente buio.
Poi si è sentito un allarme antincendio.
Non nel palazzo.
Nel palazzo accanto.
La ragazza ha chiamato subito i vigili del fuoco. Due appartamenti stavano iniziando a incendiarsi per un corto circuito. Gli anziani dentro dormivano ancora.
Li hanno tirati fuori in tempo.
Stamattina il tecnico ha controllato il sistema dell’ascensore. Nel registro elettronico risultano quattro chiamate dal quinto piano tra le 2:11 e le 2:42.
Ma il pannello dei pulsanti di quel piano era stato scollegato settimane fa.
Quando i vigili del fuoco finirono l’intervento, uno di loro tornò nel palazzo della ragazza per controllare se il fumo avesse invaso anche lì.
L’ascensore era fermo al piano terra, immobile.
Il tecnico aprì il pannello di controllo convinto di trovare un corto nei circuiti. Invece trovò una cosa assurda: qualcuno aveva inserito manualmente un vecchio relè meccanico, un pezzo fuori produzione dagli anni ’80. Nessuno capiva perché fosse lì.
Il portiere giurò di non averlo mai visto.
La cosa più strana arrivò poco dopo.
Una delle anziane salvate dall’incendio, ancora sotto shock, guardò il numero dell’appartamento della ragazza e disse:
“Al quinto piano abitava Marcello, vero?”
Il portiere annuì lentamente.
Marcello era stato l’elettricista del condominio per quasi trent’anni. Era morto l’inverno precedente. Viveva proprio al quinto piano, quello ora vuoto.
L’anziana tremava mentre parlava:
“Quando saltava la corrente… arrivava sempre prima che ce ne accorgessimo.”
Per qualche secondo nessuno disse nulla.
Il tecnico allora controllò meglio il vecchio relè trovato nell’ascensore. Sopra, quasi cancellate dalla ruggine, c’erano due iniziali incise a mano:
“M. R.”
Marcello Rinaldi.
La notizia non uscì mai sui giornali. Nel verbale ufficiale scrissero “anomalia elettrica non determinabile”.
Ma stanotte, secondo il portiere, l’ascensore è salito ancora una volta al quinto piano.
Solo una volta.
Ha aperto le porte nel buio.
E poi il pulsante d’emergenza, da solo, ha smesso di lampeggiare.
