Io vi scrivo l'inizio di una storia voi poi la dovrete finire scrivendo la vostra di storia...
STORIA: Gli gnomi che custodivano le cose dimenticate
Si dice che, molto lontano dai sentieri conosciuti, esista un villaggio che nessun essere umano ha mai trovato due volte.
Gli abitanti sono gnomi, ma non sono minatori e non cercano oro.
Il loro compito è molto più strano.
Custodiscono le cose che gli esseri umani dimenticano.
Un bottone appartenuto a un vecchio cappotto.
Una fotografia mai più guardata.
Il profumo di una casa demolita.
Una canzone che qualcuno conosceva da bambino e che poi non è più riuscito a ricordare.
Ogni notte, gli gnomi escono dalle loro piccole case e raccolgono questi frammenti di memoria.
Li portano nella Casa delle Cose Perdute, un edificio storto con centinaia di finestrelle illuminate.
Dentro, ogni oggetto viene sistemato con cura.
Ma c'è una regola: gli gnomi non possono restituire ciò che custodiscono.
Possono farlo soltanto quando una persona, senza sapere perché, torna a ricordare.
Ed è proprio allora che succede qualcosa di curioso.
Se una mattina ti capita di sentire improvvisamente il profumo dei biscotti che preparava tua nonna, anche se sono passati vent'anni...
oppure se trovi in un cassetto un vecchio oggetto e per un istante ti sembra di essere tornata bambina...
forse, dicono gli gnomi, qualcuno ha aperto una delle finestre della Casa delle Cose Perdute.
E c'è un ultimo segreto.
Gli gnomi sostengono che anche i sogni dimenticati vengono conservati.
Per questo, qualche volta, ci svegliamo con la sensazione di aver vissuto qualcosa di bellissimo durante la notte, ma non riusciamo più a ricordarlo.
Non è svanito.
È semplicemente tornato nella casa degli gnomi, in attesa che un giorno qualcuno ne abbia nuovamente bisogno.
La porta che non doveva essere aperta
Quella notte, nella Casa delle Cose Perdute, nessuno degli gnomi riusciva a dormire.
Le piccole lanterne appese alle travi tremavano senza che ci fosse vento.
Era successo qualcosa che non accadeva da più di cento anni.
Una delle porte della casa si era aperta da sola.
Non era una porta come le altre.
Era piccolissima, ricoperta di muschio argentato, e non aveva maniglia.
Sopra di essa era inciso un simbolo che gli gnomi conoscevano molto bene:
un occhio chiuso.
Il vecchio gnomo Edrin, il più anziano custode della casa, si avvicinò lentamente.
«Nessuno tocchi quella porta.»
Gli altri gnomi rimasero immobili.
Dal buio oltre la porta arrivava un suono.
Un singhiozzo.
Poi un altro.
Sembrava il pianto di una bambina.
Edrin chiuse gli occhi.
«Non può essere...»
«Cosa c'è là dentro?» domandò la giovane gnoma Liria.
Il vecchio non rispose subito.
Poi disse:
«Lì custodiamo ciò che gli uomini hanno dimenticato persino di aver dimenticato.»
Liria non capì.
Edrin continuò:
«I ricordi normali sono facili. Un nome, una voce, un volto... Ma ci sono ricordi così profondi che la mente li nasconde completamente. Noi non dovremmo mai aprire quella porta.»
Il pianto ricominciò.
Questa volta più forte.
Liria si avvicinò.
«Edrin... qualcuno è lì dentro.»
Il vecchio la afferrò per il braccio.
«No. Qualcosa è lì dentro.»
🌙 Il corridoio nero
Ma la porta si spalancò.
Una corrente gelida attraversò la stanza e spense tutte le lanterne.
Quando la luce tornò, Liria era scomparsa.
Gli gnomi iniziarono a cercarla.
La trovarono dall'altra parte della porta.
Era ferma in mezzo a un corridoio lunghissimo.
Sulle pareti c'erano migliaia di piccoli cassetti.
Ogni cassetto aveva un nome.
Marta.
Giovanni.
Elena.
Paolo.
Nomi di persone vissute centinaia di anni prima.
Liria camminò lentamente.
Poi vide qualcosa che le fece gelare il sangue.
Uno dei cassetti portava il suo nome.
LIRIA.
«Edrin... perché c'è un cassetto con il mio nome?»
Il vecchio gnomo non rispose.
Perché anche lui ne aveva appena visto uno.
Sul fondo del corridoio.
Era molto più grande degli altri.
E sopra c'era scritto:
EDRIN — DA NON APRIRE.
🔑 Il ricordo proibito
Liria guardò il vecchio.
«Che cosa hai dimenticato?»
Edrin abbassò lo sguardo.
«Non lo so.»
«Ma c'è scritto il tuo nome.»
«Proprio per questo ho paura.»
In quel momento, tutti i cassetti iniziarono ad aprirsi contemporaneamente.
Tac.
Tac.
Tac.
Migliaia di piccoli rumori riempirono il corridoio.
Dai cassetti uscirono profumi, voci, risate, canzoni.
Una donna che chiamava suo figlio.
Un bambino che rideva.
Un uomo che diceva addio.
Un vecchio che pronunciava per l'ultima volta il nome della persona che amava.
Liria si portò le mani alle orecchie.
«Chiudili!»
«Non posso!» gridò Edrin.
«Perché?»
Il vecchio la guardò con gli occhi pieni di terrore.
«Perché non siamo noi ad aprirli.»
🍂 La bambina senza ricordo
In fondo al corridoio comparve una bambina.
Aveva un vestito bianco e i piedi nudi.
Non sembrava uno spirito.
Sembrava semplicemente... una bambina che si era persa.
Liria le si avvicinò.
«Come ti chiami?»
La bambina scosse la testa.
«Non lo so.»
«Da dove vieni?»
Ancora una volta scosse la testa.
Poi indicò il grande cassetto con il nome di Edrin.
«Lui sa chi sono.»
Edrin impallidì.
«No.»
La bambina sorrise.
«Tu mi hai dimenticata.»
Edrin fece un passo indietro.
«Non è possibile.»
La bambina gli prese la mano.
E improvvisamente il vecchio gnomo ricordò.
Una casa.
Un giardino.
Una donna.
Una bambina che correva tra i fiori.
E una promessa.
"Ti proteggerò sempre."
Edrin cadde in ginocchio.
Aveva dimenticato sua figlia.
Per centinaia di anni aveva custodito i ricordi degli esseri umani...
e aveva dimenticato il proprio.
✨ Ma c'era un problema
La bambina guardò Liria.
«Ora che mi ha ricordata, devo tornare.»
«Dove?» chiese Liria.
La bambina indicò il soffitto.
«Nel mondo degli uomini.»
Liria rabbrividì.
«Ma tu sei stata dimenticata da centinaia di anni.»
La bambina sorrise tristemente.
«Non tutti i dimenticati sono morti.»
Poi si voltò verso la porta.
E proprio in quel momento, molto lontano, nel mondo degli uomini...
qualcuno si svegliò.
Una donna anziana si mise seduta nel letto.
Aveva appena fatto un sogno.
Un sogno che non riusciva a comprendere.
Nel sogno aveva visto una bambina con un vestito bianco.
E una frase continuava a risuonarle nella mente:
"Mamma, sono ancora qui."
La donna iniziò a piangere.
Perché, senza sapere perché...
aveva appena ricordato di avere avuto una figlia. 🌙🍄
E nella Casa delle Cose Perdute, una nuova porta comparve sulla parete.
Sopra c'era inciso un nome che nessuno degli gnomi aveva mai visto prima.
Gli gnomi che custodivano le cose dimenticate — Parte III
Il giardino dei ricordi futuri
La porta si aprì senza fare rumore.
Dietro non c'era un corridoio.
Non c'era una stanza.
C'era un giardino.
Un giardino immenso, illuminato da una luce azzurra che sembrava provenire dalla luna, anche se sopra di loro non c'era alcun cielo.
Gli alberi erano altissimi.
Al posto delle foglie avevano piccoli pezzi di carta.
Su ogni foglia era scritto qualcosa.
Un nome.
Una data.
Una frase.
Un sorriso.
Un addio.
Un incontro che doveva ancora accadere.
Liria fece un passo avanti.
«Dove siamo?»
Edrin la seguì lentamente.
«Nel luogo che nessun custode dovrebbe vedere.»
🌿 Gli alberi del futuro
Liria si avvicinò a un albero.
Su una delle foglie c'era scritto:
"Domani, ore 17:42 — una bambina perderà un bottone rosso."
Su un'altra:
"Tra dodici anni — un uomo troverà una lettera sotto il pavimento."
E su una terza:
"Tra cinquantasette anni — qualcuno ricorderà una canzone."
Liria rimase senza parole.
«Sono ricordi futuri?»
Edrin annuì.
«Ricordi di cose che devono ancora succedere.»
«Ma allora... come possono essere già qui?»
Il vecchio gnomo sospirò.
«Perché il tempo, per gli gnomi, non scorre come per gli uomini.»
Liria lo guardò.
«Che significa?»
«Per voi umani una cosa prima accade e poi viene ricordata. Per noi... alcune cose vengono ricordate prima ancora di accadere.»
🕯️ La luce rossa
Improvvisamente, in fondo al giardino, comparve una luce.
Rossa.
Liria la riconobbe immediatamente.
Era la stessa luce che aveva visto nella Casa delle Cose Perdute quando la porta proibita si era aperta.
«Edrin... quella luce cosa significa?»
Il vecchio diventò pallido.
«Significa che qualcuno sta rubando i ricordi.»
«Chi?»
Edrin non rispose.
La luce si avvicinò.
Tra gli alberi apparve una figura.
Era uno gnomo.
Ma non indossava il tradizionale cappello verde.
Il suo era completamente nero.
Aveva il volto coperto da una maschera di legno.
Liria arretrò.
«Chi sei?»
La figura rispose con una voce stranamente profonda:
«Io sono colui che custodisce ciò che voi avete paura di ricordare.»
Edrin sussurrò:
«Morvan.»
Liria lo guardò.
«Lo conosci?»
«Lo conoscevo.»
Morvan inclinò la testa.
«Edrin ha dimenticato molte cose.»
Poi guardò Liria.
«Ma tu non hai ancora dimenticato la cosa più importante.»
🗝️ Il ricordo di Liria
Morvan sollevò una piccola chiave d'argento.
La chiave brillò.
Liria sentì improvvisamente un dolore al petto.
Un'immagine le attraversò la mente.
Un villaggio.
Una casa.
Una donna che la teneva tra le braccia.
Una voce che diceva:
«Quando arriverà il momento, troverai la Casa.»
L'immagine sparì.
Liria rimase immobile.
«Chi era quella donna?»
Morvan sorrise.
«Tua madre.»
Liria sentì le gambe tremare.
«Io... non ho mai avuto una madre.»
«Questo è ciò che ti hanno fatto credere.»
Edrin si mise davanti a lei.
«Basta.»
Morvan rise piano.
«Tu non puoi proteggerla per sempre.»
«Da cosa?»
Il sorriso dello gnomo scomparve.
«Da ciò che sta arrivando.»
🌑 La notte senza stelle
In quel momento il giardino diventò completamente buio.
Gli alberi cominciarono a perdere le loro foglie.
Una dopo l'altra.
Migliaia di ricordi futuri caddero a terra.
Liria ne raccolse uno.
Era una piccola foglia dorata.
Sopra c'era scritto:
"21 agosto 2026 — una persona aprirà una porta che non avrebbe dovuto aprire."
Liria guardò Edrin.
«Che giorno è oggi?»
Il vecchio rimase in silenzio.
Poi disse:
«Oggi.»
Un rumore arrivò dalla Casa delle Cose Perdute.
DONG.
La grande campana aveva suonato.
Una volta.
Poi una seconda.
DONG.
Edrin afferrò la mano di Liria.
«Dobbiamo tornare.»
«Perché?»
Il vecchio guardò il cielo nero.
«Perché la terza campana non deve suonare.»
🔔 DONG...
La terza campana cominciò a muoversi.
Lentamente.
Sempre più velocemente.
Liria guardò Morvan.
Lo gnomo mascherato non sembrava spaventato.
Sembrava aspettare.
«Che cosa succede quando suona la terza campana?» chiese Liria.
Morvan rispose:
«Tutti gli uomini dimenticheranno qualcosa.»
«Cosa?»
Morvan la fissò.
«Il proprio passato.»
La campana si sollevò.
L'aria tremò.
E proprio prima che il martello colpisse...
una piccola mano uscì dal terreno.
Afferrò la caviglia di Liria.
Lei urlò.
La terra si aprì sotto di lei.
E cadde.
Cadde in un luogo completamente buio.
Ma prima di perdere i sensi sentì una voce sussurrare:
«Finalmente sei tornata a casa, mamma.»
Liria aprì gli occhi.
Davanti a lei c'era una bambina.
La stessa bambina del vestito bianco.
Solo che questa volta...
Ora continuate voi le storie più belle verrano scritte qui, e in più riceverete una cosa in regalo sorpesa.
Quindi dai datevi da fare e inventate una finale per la storia.
CIAOOO 👸