Ciao a tutti! Come nel mio precedente blog, voglio dedicarmi allo studio del "piccolo popolo", ossia la magia e gli esseri elementari che tutelano la natura, come gnomi, elfi, fate, troll, folletti, uomini selvatici e giganti. Non è un argomento semplice, richiede un approccio serio, con ricerche su libri, luoghi e storia. Il mio obiettivo è portare in Italia questa disciplina interessante e scientifica, diffondendo tali studi. L'Italia, come molte altre parti d'Europa, è ricca di leggende e tradizioni sugli spiriti della natura, ma c'è poco interesse e spesso scarsa credenza nella loro esistenza. Personalmente credo che questi esseri esistano, ma in altre dimensioni, visibili solo quando lo desiderano. Esistono numerosi racconti di avvistamenti soprannaturali, ma molte persone preferiscono tacere per paura di essere derise, visto che parlare di gnomi e creature simili suscita ilarità. Credo fermamente che non siamo soli nell'universo, né l'unica specie di esseri simili agli esseri umani sulla Terra. Anche se alcuni potrebbero pensare il contrario, siamo solo una parte di un quadro più grande.

sabato 29 agosto 2026

La leggenda degli gnomi del bosco di Cornuda

 

 La leggenda degli gnomi del bosco di Cornuda

A Cornuda, quando il sole comincia a scendere dietro le colline e il bosco si riempie di ombre, gli anziani raccontavano una storia che pochi avevano il coraggio di ripetere ad alta voce.

Dicevano che, molto tempo fa, nei boschi attorno a Cornuda viveva una piccola comunità di gnomi.

Erano creature minuscole, con cappelli appuntiti e barbe lunghe, che uscivano soltanto quando il paese dormiva.

Nessuno sapeva esattamente dove abitassero.

Qualcuno parlava di piccole porte nascoste tra le radici degli alberi. Altri sostenevano di aver visto, sotto le rocce coperte di muschio, minuscole finestre illuminate da una luce calda.

Gli gnomi, però, avevano una regola:

non dovevano mai essere visti dagli esseri umani.

Una notte, molti anni fa, un giovane di Cornuda tornava a casa passando vicino al bosco.

Era ormai buio quando sentì uno strano rumore.

Tac… tac… tac…

Sembrava il rumore di qualcuno che lavorava con un piccolo martello.

Il ragazzo si fermò.

Il rumore arrivava da dietro un grande albero.

Si avvicinò lentamente e vide qualcosa che non avrebbe mai dimenticato.

Tra le radici c'era una piccolissima porta.

Da sotto la porta usciva una sottile striscia di luce.

Il ragazzo rimase immobile.

Poi sentì una voce:

«Non guardare dentro.»

Ma la curiosità fu più forte della paura.

Si chinò e avvicinò l'occhio alla piccola finestra.

Vide tre gnomi intenti a lavorare.

Uno lucidava piccole monete d'oro.

Un altro sistemava minuscoli oggetti raccolti nel bosco.

Il terzo, il più anziano, teneva tra le mani qualcosa di molto strano:

una piccola chiave di ferro.

All'improvviso lo gnomo anziano alzò la testa.

Guardò direttamente verso la finestra.

E disse:

«Adesso sai dove siamo.»

La luce si spense.

Il ragazzo scappò senza voltarsi.

La mattina seguente tornò nel bosco per cercare quella porta.

Ma non c'era più.

Al suo posto trovò soltanto una piccola pietra ricoperta di muschio.

E sopra la pietra…

c'era la minuscola chiave di ferro.

Da quel giorno, raccontano che in alcune zone dei boschi di Cornuda, soprattutto nelle ore più silenziose, si possano ancora sentire piccoli colpi provenire dalle radici degli alberi.

Tac… tac… tac…

Gli anziani dicevano di non cercare mai la porta degli gnomi.

Perché la porta può sparire davanti ai tuoi occhi…

ma se uno gnomo decide di lasciarti entrare,

potresti non essere tu a scegliere la strada del ritorno. 🍄🌙

E tu cosa faresti?

Se una sera, camminando nei boschi di Cornuda, vedessi una piccola porta illuminata tra le radici di un albero

busseresti? 👀

Questa leggenda è un racconto originale ambientato a Cornuda, ispirato all'atmosfera delle antiche leggende del Piccolo Popolo.

venerdì 21 agosto 2026

Casi realmente documentati come testimonianze,



 

1. 🍄
Le bambine di Cottingley — Inghilterra, 1917

Questo è probabilmente il caso più famoso.

A Cottingley, nel West Yorkshire, due cugine, Elsie Wright e Frances Griffiths, raccontarono di aver visto delle piccole fate vicino a un ruscello nel bosco. Nel 1917 usarono la macchina fotografica del padre di Elsie e realizzarono fotografie nelle quali sembravano comparire delle creature alate. In una delle immagini compariva addirittura una figura che venne descritta come un piccolo gnomo alato.

La storia divenne enorme quando arrivò all'attenzione di Arthur Conan Doyle, che credette alle fotografie e ne parlò pubblicamente.

Ma qui arriva la parte interessante: decenni dopo, le due donne ammisero che le fotografie erano state realizzate con figure di cartone fissate con degli spilli.

Frances, tuttavia, continuò fino alla fine della sua vita a sostenere che almeno una delle fotografie rappresentasse qualcosa di reale.


2. 🌲 Il piccolo uomo sul ramo

Sempre collegato al caso Cottingley, esiste una testimonianza personale di Frances Griffiths.

Raccontò di aver visto, durante l'infanzia, una piccola figura vestita di verde su un ramo di salice. Secondo il suo racconto, la creatura teneva in mano il gambo di una foglia e sembrava scuoterla, anche se non c'era vento.

Frances descrisse poi altre presunte apparizioni nel bosco, dicendo che alcune creature avevano le ali e altre no.

La cosa curiosa è che non descrisse queste esperienze come qualcosa di terrificante: secondo il suo racconto, gli esseri sembravano tranquilli e lei alla fine si era abituata alla loro presenza.

Naturalmente, non abbiamo una verifica indipendente di ciò che Frances vide realmente.


3. 🔮 Geoffrey Hodson a Cottingley — 1921

Questo è forse il caso più particolare.

Dopo che le fotografie divennero famose, il chiaroveggente Geoffrey Hodson fu mandato a Cottingley nel 1921 per verificare personalmente le affermazioni sulle fate.

Hodson dichiarò di aver percepito e osservato presenze fatate nel luogo, insieme alle ragazze. La sua testimonianza venne poi riportata nel libro di Conan Doyle The Coming of the Fairies.

Ma anche qui dobbiamo essere molto prudenti: Hodson era un sostenitore del movimento spiritualista, e la sua testimonianza non costituisce una prova scientifica dell'esistenza delle creature.


👀 Quindi, gli gnomi esistono davvero?

La cosa più onesta da dire è:

non abbiamo alcuna prova scientifica affidabile dell'esistenza degli gnomi.

Abbiamo però qualcosa di altrettanto interessante dal punto di vista storico: persone reali, con nomi e vite documentate, che hanno raccontato di aver visto piccoli esseri.

E il caso di Cottingley è particolarmente affascinante perché abbiamo ancora oggi le fotografie originali, la macchina fotografica utilizzata, le lettere, i documenti e le testimonianze conservate negli archivi.

Gli gnomi che custodivano le cose dimenticate

Io vi scrivo l'inizio di una storia voi poi la dovrete finire scrivendo la vostra di storia...

STORIA: Gli gnomi che custodivano le cose dimenticate

 Si dice che, molto lontano dai sentieri conosciuti, esista un villaggio che nessun essere umano ha mai trovato due volte.

Gli abitanti sono gnomi, ma non sono minatori e non cercano oro.

Il loro compito è molto più strano.

Custodiscono le cose che gli esseri umani dimenticano.

Un bottone appartenuto a un vecchio cappotto.
Una fotografia mai più guardata.
Il profumo di una casa demolita.
Una canzone che qualcuno conosceva da bambino e che poi non è più riuscito a ricordare.

Ogni notte, gli gnomi escono dalle loro piccole case e raccolgono questi frammenti di memoria.

Li portano nella Casa delle Cose Perdute, un edificio storto con centinaia di finestrelle illuminate.

Dentro, ogni oggetto viene sistemato con cura.

Ma c'è una regola: gli gnomi non possono restituire ciò che custodiscono.

Possono farlo soltanto quando una persona, senza sapere perché, torna a ricordare.

Ed è proprio allora che succede qualcosa di curioso.

Se una mattina ti capita di sentire improvvisamente il profumo dei biscotti che preparava tua nonna, anche se sono passati vent'anni...

oppure se trovi in un cassetto un vecchio oggetto e per un istante ti sembra di essere tornata bambina...

forse, dicono gli gnomi, qualcuno ha aperto una delle finestre della Casa delle Cose Perdute.

E c'è un ultimo segreto.

Gli gnomi sostengono che anche i sogni dimenticati vengono conservati.

Per questo, qualche volta, ci svegliamo con la sensazione di aver vissuto qualcosa di bellissimo durante la notte, ma non riusciamo più a ricordarlo.

Non è svanito.

È semplicemente tornato nella casa degli gnomi, in attesa che un giorno qualcuno ne abbia nuovamente bisogno.


La porta che non doveva essere aperta

Quella notte, nella Casa delle Cose Perdute, nessuno degli gnomi riusciva a dormire.

Le piccole lanterne appese alle travi tremavano senza che ci fosse vento.

Era successo qualcosa che non accadeva da più di cento anni.

Una delle porte della casa si era aperta da sola.

Non era una porta come le altre.

Era piccolissima, ricoperta di muschio argentato, e non aveva maniglia.

Sopra di essa era inciso un simbolo che gli gnomi conoscevano molto bene:

un occhio chiuso.

Il vecchio gnomo Edrin, il più anziano custode della casa, si avvicinò lentamente.

«Nessuno tocchi quella porta.»

Gli altri gnomi rimasero immobili.

Dal buio oltre la porta arrivava un suono.

Un singhiozzo.

Poi un altro.

Sembrava il pianto di una bambina.

Edrin chiuse gli occhi.

«Non può essere...»

«Cosa c'è là dentro?» domandò la giovane gnoma Liria.

Il vecchio non rispose subito.

Poi disse:

«Lì custodiamo ciò che gli uomini hanno dimenticato persino di aver dimenticato

Liria non capì.

Edrin continuò:

«I ricordi normali sono facili. Un nome, una voce, un volto... Ma ci sono ricordi così profondi che la mente li nasconde completamente. Noi non dovremmo mai aprire quella porta.»

Il pianto ricominciò.

Questa volta più forte.

Liria si avvicinò.

«Edrin... qualcuno è lì dentro.»

Il vecchio la afferrò per il braccio.

«No. Qualcosa è lì dentro.»

🌙 Il corridoio nero

Ma la porta si spalancò.

Una corrente gelida attraversò la stanza e spense tutte le lanterne.

Quando la luce tornò, Liria era scomparsa.

Gli gnomi iniziarono a cercarla.

La trovarono dall'altra parte della porta.

Era ferma in mezzo a un corridoio lunghissimo.

Sulle pareti c'erano migliaia di piccoli cassetti.

Ogni cassetto aveva un nome.

Marta.

Giovanni.

Elena.

Paolo.

Nomi di persone vissute centinaia di anni prima.

Liria camminò lentamente.

Poi vide qualcosa che le fece gelare il sangue.

Uno dei cassetti portava il suo nome.

LIRIA.

«Edrin... perché c'è un cassetto con il mio nome?»

Il vecchio gnomo non rispose.

Perché anche lui ne aveva appena visto uno.

Sul fondo del corridoio.

Era molto più grande degli altri.

E sopra c'era scritto:

EDRIN — DA NON APRIRE.

🔑 Il ricordo proibito

Liria guardò il vecchio.

«Che cosa hai dimenticato?»

Edrin abbassò lo sguardo.

«Non lo so.»

«Ma c'è scritto il tuo nome.»

«Proprio per questo ho paura.»

In quel momento, tutti i cassetti iniziarono ad aprirsi contemporaneamente.

Tac.

Tac.

Tac.

Migliaia di piccoli rumori riempirono il corridoio.

Dai cassetti uscirono profumi, voci, risate, canzoni.

Una donna che chiamava suo figlio.

Un bambino che rideva.

Un uomo che diceva addio.

Un vecchio che pronunciava per l'ultima volta il nome della persona che amava.

Liria si portò le mani alle orecchie.

«Chiudili!»

«Non posso!» gridò Edrin.

«Perché?»

Il vecchio la guardò con gli occhi pieni di terrore.

«Perché non siamo noi ad aprirli.»

🍂 La bambina senza ricordo

In fondo al corridoio comparve una bambina.

Aveva un vestito bianco e i piedi nudi.

Non sembrava uno spirito.

Sembrava semplicemente... una bambina che si era persa.

Liria le si avvicinò.

«Come ti chiami?»

La bambina scosse la testa.

«Non lo so.»

«Da dove vieni?»

Ancora una volta scosse la testa.

Poi indicò il grande cassetto con il nome di Edrin.

«Lui sa chi sono.»

Edrin impallidì.

«No.»

La bambina sorrise.

«Tu mi hai dimenticata.»

Edrin fece un passo indietro.

«Non è possibile.»

La bambina gli prese la mano.

E improvvisamente il vecchio gnomo ricordò.

Una casa.

Un giardino.

Una donna.

Una bambina che correva tra i fiori.

E una promessa.

"Ti proteggerò sempre."

Edrin cadde in ginocchio.

Aveva dimenticato sua figlia.

Per centinaia di anni aveva custodito i ricordi degli esseri umani...

e aveva dimenticato il proprio.

✨ Ma c'era un problema

La bambina guardò Liria.

«Ora che mi ha ricordata, devo tornare.»

«Dove?» chiese Liria.

La bambina indicò il soffitto.

«Nel mondo degli uomini.»

Liria rabbrividì.

«Ma tu sei stata dimenticata da centinaia di anni.»

La bambina sorrise tristemente.

«Non tutti i dimenticati sono morti.»

Poi si voltò verso la porta.

E proprio in quel momento, molto lontano, nel mondo degli uomini...

qualcuno si svegliò.

Una donna anziana si mise seduta nel letto.

Aveva appena fatto un sogno.

Un sogno che non riusciva a comprendere.

Nel sogno aveva visto una bambina con un vestito bianco.

E una frase continuava a risuonarle nella mente:

"Mamma, sono ancora qui."

La donna iniziò a piangere.

Perché, senza sapere perché...

aveva appena ricordato di avere avuto una figlia. 🌙🍄

E nella Casa delle Cose Perdute, una nuova porta comparve sulla parete.

Sopra c'era inciso un nome che nessuno degli gnomi aveva mai visto prima.

Gli gnomi che custodivano le cose dimenticate — Parte III

Il giardino dei ricordi futuri

La porta si aprì senza fare rumore.

Dietro non c'era un corridoio.

Non c'era una stanza.

C'era un giardino.

Un giardino immenso, illuminato da una luce azzurra che sembrava provenire dalla luna, anche se sopra di loro non c'era alcun cielo.

Gli alberi erano altissimi.

Al posto delle foglie avevano piccoli pezzi di carta.

Su ogni foglia era scritto qualcosa.

Un nome.

Una data.

Una frase.

Un sorriso.

Un addio.

Un incontro che doveva ancora accadere.

Liria fece un passo avanti.

«Dove siamo?»

Edrin la seguì lentamente.

«Nel luogo che nessun custode dovrebbe vedere.»

🌿 Gli alberi del futuro

Liria si avvicinò a un albero.

Su una delle foglie c'era scritto:

"Domani, ore 17:42 — una bambina perderà un bottone rosso."

Su un'altra:

"Tra dodici anni — un uomo troverà una lettera sotto il pavimento."

E su una terza:

"Tra cinquantasette anni — qualcuno ricorderà una canzone."

Liria rimase senza parole.

«Sono ricordi futuri?»

Edrin annuì.

«Ricordi di cose che devono ancora succedere.»

«Ma allora... come possono essere già qui?»

Il vecchio gnomo sospirò.

«Perché il tempo, per gli gnomi, non scorre come per gli uomini.»

Liria lo guardò.

«Che significa?»

«Per voi umani una cosa prima accade e poi viene ricordata. Per noi... alcune cose vengono ricordate prima ancora di accadere.»

🕯️ La luce rossa

Improvvisamente, in fondo al giardino, comparve una luce.

Rossa.

Liria la riconobbe immediatamente.

Era la stessa luce che aveva visto nella Casa delle Cose Perdute quando la porta proibita si era aperta.

«Edrin... quella luce cosa significa?»

Il vecchio diventò pallido.

«Significa che qualcuno sta rubando i ricordi.»

«Chi?»

Edrin non rispose.

La luce si avvicinò.

Tra gli alberi apparve una figura.

Era uno gnomo.

Ma non indossava il tradizionale cappello verde.

Il suo era completamente nero.

Aveva il volto coperto da una maschera di legno.

Liria arretrò.

«Chi sei?»

La figura rispose con una voce stranamente profonda:

«Io sono colui che custodisce ciò che voi avete paura di ricordare.»

Edrin sussurrò:

«Morvan.»

Liria lo guardò.

«Lo conosci?»

«Lo conoscevo.»

Morvan inclinò la testa.

«Edrin ha dimenticato molte cose.»

Poi guardò Liria.

«Ma tu non hai ancora dimenticato la cosa più importante.»

🗝️ Il ricordo di Liria

Morvan sollevò una piccola chiave d'argento.

La chiave brillò.

Liria sentì improvvisamente un dolore al petto.

Un'immagine le attraversò la mente.

Un villaggio.

Una casa.

Una donna che la teneva tra le braccia.

Una voce che diceva:

«Quando arriverà il momento, troverai la Casa.»

L'immagine sparì.

Liria rimase immobile.

«Chi era quella donna?»

Morvan sorrise.

«Tua madre.»

Liria sentì le gambe tremare.

«Io... non ho mai avuto una madre.»

«Questo è ciò che ti hanno fatto credere.»

Edrin si mise davanti a lei.

«Basta.»

Morvan rise piano.

«Tu non puoi proteggerla per sempre.»

«Da cosa?»

Il sorriso dello gnomo scomparve.

«Da ciò che sta arrivando.»

🌑 La notte senza stelle

In quel momento il giardino diventò completamente buio.

Gli alberi cominciarono a perdere le loro foglie.

Una dopo l'altra.

Migliaia di ricordi futuri caddero a terra.

Liria ne raccolse uno.

Era una piccola foglia dorata.

Sopra c'era scritto:

"21 agosto 2026 — una persona aprirà una porta che non avrebbe dovuto aprire."

Liria guardò Edrin.

«Che giorno è oggi?»

Il vecchio rimase in silenzio.

Poi disse:

«Oggi.»

Un rumore arrivò dalla Casa delle Cose Perdute.

DONG.

La grande campana aveva suonato.

Una volta.

Poi una seconda.

DONG.

Edrin afferrò la mano di Liria.

«Dobbiamo tornare.»

«Perché?»

Il vecchio guardò il cielo nero.

«Perché la terza campana non deve suonare.»

🔔 DONG...

La terza campana cominciò a muoversi.

Lentamente.

Sempre più velocemente.

Liria guardò Morvan.

Lo gnomo mascherato non sembrava spaventato.

Sembrava aspettare.

«Che cosa succede quando suona la terza campana?» chiese Liria.

Morvan rispose:

«Tutti gli uomini dimenticheranno qualcosa.»

«Cosa?»

Morvan la fissò.

«Il proprio passato.»

La campana si sollevò.

L'aria tremò.

E proprio prima che il martello colpisse...

una piccola mano uscì dal terreno.

Afferrò la caviglia di Liria.

Lei urlò.

La terra si aprì sotto di lei.

E cadde.

Cadde in un luogo completamente buio.

Ma prima di perdere i sensi sentì una voce sussurrare:

«Finalmente sei tornata a casa, mamma.»

Liria aprì gli occhi.

Davanti a lei c'era una bambina.

La stessa bambina del vestito bianco.

Solo che questa volta...



Ora continuate voi le storie più belle verrano scritte qui, e in più riceverete una cosa in regalo sorpesa.

Quindi dai datevi da fare e inventate una finale per la storia.

CIAOOO 👸

giovedì 25 giugno 2026

bREVE STORIA "IL DIARIO SEGRETO DI UNA FATA"

 

                   Il diario segreto di una fata

Nel cuore del Bosco di Lunargento, dove gli alberi sussurravano quando arrivava la sera e i fiori aprivano i petali solo per salutare la luna, viveva una piccola fata di nome Lilla.

Lilla non era una fata come le altre. Mentre le sue sorelle amavano danzare sulle gocce di rugiada e decorare i nidi degli uccellini, lei aveva una grande passione: scrivere segreti.

Ogni notte, quando il bosco dormiva, Lilla apriva il suo piccolo diario dalla copertina verde ricoperta di muschio e scriveva ciò che nessuno poteva vedere.

“Primo giorno di primavera.
Ho scoperto che il vecchio albero parlante conosce il nome di ogni creatura del bosco. Dice che ogni foglia caduta conserva un ricordo. Domani proverò a chiedergli quale ricordo custodisce la foglia più dorata.”

Il diario era nascosto dentro una piccola casetta costruita tra le radici di un grande faggio. Solo tre creature conoscevano quel posto: Lilla, un simpatico gnomo di nome Brill e un giovane elfo chiamato Arel.

Un giorno, però, il diario scomparve.

Lilla cercò ovunque. Guardò tra i funghi luminosi, sotto i petali delle rose selvatiche, vicino al ruscello dove le fate andavano a raccogliere acqua di cristallo.

Niente.

Senza il suo diario, Lilla sentiva che una parte della magia del bosco fosse sparita.

Quella sera, mentre osservava triste la luce della luna, sentì una vocina:

“Le cose preziose a volte si nascondono per insegnarci qualcosa.”

Era il vecchio faggio.

“Ma io devo ritrovarlo!” disse Lilla. “Dentro ci sono tutti i miei ricordi.”

L’albero mosse lentamente i suoi rami e lasciò cadere una fogliolina dorata.

“Segui il sentiero che appare solo a chi cerca con il cuore.”

Lilla prese la foglia e subito comparve un piccolo sentiero di luce tra l’erba.

Lo seguì fino a una radura mai vista prima. Al centro c’era una minuscola porta azzurra.

Dietro la porta trovò il suo diario.

Accanto c’era una piccola creatura con ali trasparenti.

“Chi sei?” chiese Lilla.

“Sono una fata dei ricordi dimenticati,” rispose la creatura. “Ho preso il tuo diario perché volevo sapere se una fata poteva custodire la magia delle piccole cose.”

Lilla sorrise.

“Le cose piccole sono quelle che rendono il mondo incantato.”

La fata dei ricordi restituì il diario e aggiunse una pagina nuova alla fine.

Quando Lilla tornò a casa, aprì il diario e lesse l’ultima frase scritta:

“La vera magia non è vedere cose straordinarie. È accorgersi delle meraviglie che esistono già intorno a noi.”

Da quel giorno Lilla continuò a scrivere nel suo diario segreto.

E ancora oggi, nelle notti in cui la luna illumina il Bosco di Lunargento, si dice che una piccola fata voli tra gli alberi raccogliendo storie che solo chi crede nella magia può leggere. ✨





Robin Goodfellow

 




        Robin Goodfellow

E' un folletto brittannico conosciuto come Roberto il Bontempone, oppure il Buon Ragazzo, è nato da un germoglio di quercia.

Alto 60 cm, ha la pelle rossastra, gli occhi vivaci,le orecchie aguzze e indossa sempre un capello ornato di una piuma multicolore.

Vive tra la campagna e le foreste dell'Inghilterra, dove costruisce capanne di felci nascondendole tra gli alberi e le rocce.

Si nutre di selvaggina, formaggio, birra e cedro.

Come tutti gli altri folletti è di natura schiva e dispettosa e, durante il mese di maggio, si diverte a pizzicare le radazze e a suonare la cornamusa.

Non ama le prevaricazioni e le cattive azioni e per questo deruba e trafigge con le sue frecce gli uomini di malaffare e gli scellerati.

Robin Goodfellow era anche un folletto che, tra la altre cose, aiutava in casa le massaie nei lavori domestici,

Spazzava le case e puliva gli angoli in cambio di panna e latte e smetteva subito se gli venivano offerti abiti nuovi.


                                    .

mercoledì 24 giugno 2026

Storia della buona notte

 C'era una volta, in una valle nascosta tra colline morbide e prati profumati, il Piccolo Popolo.

Erano minuscoli abitanti della natura: alcuni vivevano sotto le radici degli alberi, altri tra i petali dei fiori, altri ancora nelle cavità dei vecchi tronchi. Di giorno si nascondevano agli occhi degli umani, ma di notte uscivano a passeggiare alla luce della luna.

Tra loro viveva una giovane fatina di nome Lina. Aveva ali trasparenti come rugiada e una grande curiosità per tutto ciò che la circondava.

Una sera, mentre il cielo si colorava di blu scuro e le prime stelle iniziavano a brillare, Lina si accorse che una stellina era caduta nel bosco.

«Oh, povera stellina!» disse. «Sarà spaventata tutta sola.»

Così prese una piccola lanterna fatta con una ghianda vuota e partì alla sua ricerca.

Camminò tra felci alte come castelli, attraversò un ponte di muschio e salutò i grilli musicisti che accordavano i loro violini d'erba.

Finalmente, vicino a uno stagno argentato, trovò la stellina.

Non era grande come quelle che si vedono nel cielo. Era poco più luminosa di una lucciola e tremava leggermente.

«Ti sei persa?» chiese Lina.

«Un po'», rispose la stellina con una voce tintinnante. «Stavo imparando a brillare e sono scivolata da una nuvola.»

Lina le sorrise.

«Non preoccuparti. Finché non troveremo la strada per riportarti in cielo, resterai con noi.»

Il Piccolo Popolo accolse la stellina con grande gioia. Le prepararono un letto di petali di margherita e le raccontarono storie antiche sul vento, sui fiumi e sugli alberi.

Quella notte la stellina illuminò il villaggio con una luce dolce e dorata. Le foglie scintillavano, i fiori sembravano sorridere e persino i ricci addormentati facevano sogni più luminosi.

All'alba arrivò la brezza del mattino.

«È il momento», sussurrò.

La brezza raccolse delicatamente la stellina e la sollevò sempre più in alto, sopra gli alberi, sopra le colline, fino al grande cielo.

Prima di sparire tra le sue sorelle, la stellina fece un ultimo lampeggio.

Da quel giorno, ogni notte, una piccola luce dorata brillò un po' più forte delle altre.

Il Piccolo Popolo diceva che era il modo della stellina per salutare i suoi amici.

E se una sera guarderai il cielo con attenzione, forse vedrai anche tu quella luce speciale che scintilla come un sorriso.

Buona notte. Che i tuoi sogni siano leggeri come ali di fata e luminosi come una piccola stella ritrovata. 








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ad es questa è la mia spero si capisca cosa e dove cambiare e scrivere tutto unito

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